La vicenda del falso colpo di Stato in Francia, diffuso attraverso un video generato con l’intelligenza artificiale e rilanciato su Facebook, ha assunto i contorni di un caso internazionale. Non si tratta di un semplice episodio di disinformazione, ma di un segnale inquietante sulla fragilità del dibattito pubblico e sulla capacità di un singolo individuo di destabilizzare la percezione politica globale.

Il filmato, costruito con loghi credibili e una finta giornalista davanti all’Eliseo, ha raggiunto circa 13 milioni di visualizzazioni. A renderlo ancora più significativo è la provenienza dell’autore: un ragazzo di 17 anni residente in Burkina Faso, che ha saputo sfruttare la potenza dell’IA per confezionare un contenuto capace di ingannare milioni di utenti ed attirare l’attenzione dei media internazionali. La sua operazione, pur palesemente fraudolenta, gli ha garantito una visibilità senza precedenti, trasformandolo da sconosciuto a protagonista di un caso globale. Oltre alla notorietà, il giovane ha tratto vantaggi indiretti in termini di monetizzazione, grazie al traffico generato dal video e alla possibilità di capitalizzare la sua abilità nel creare contenuti virali.
La richiesta di rimozione avanzata dal governo francese è stata respinta dalla piattaforma, che ha sostenuto come il contenuto non violasse i propri standard interni. Una decisione che ha irritato Emmanuel Macron, il quale ha denunciato apertamente il pericolo per la sovranità democratica e per l’equilibrio del dibattito pubblico. L’episodio ha persino spinto un capo di stato africano, del quale Macron non ha voluto fornire il nome, a contattare direttamente l’Eliseo per esprimere viva preoccupazione e domandare delucidazioni, dimostrando come la disinformazione non sia più confinata alle “bolle social”, ma possa incidere sulle relazioni internazionali. Fra l’altro tutti dovrebbero sapere che Facebook è una fucina di notizie false e pertanto ci si attenderebbe che chi le legge avesse un minimo di spirito critico, cosa che invece nella maggior arte dei casi non avviene perché nessuno si prende la briga di controllare la veridicità dei post, in quanto troppo impegnati a guardare video di gattini.
Il caso del falso golpe francese, partito dal Burkina Faso, non è dunque un incidente isolato, ma il sintomo di un sistema che necessita di regole nuove e più stringenti. Senza responsabilità chiare e tempi rapidi di intervento contro le fake news pericolose, il rischio non è soltanto la proliferazione della disinformazione, ma un indebolimento strutturale delle democrazie.

