Il cambiamento climatico sta aggravando il problema della la scarsità d’acqua in tutta l’Africa, causando ulteriori siccità. Nonostante un breve aumento delle precipitazioni su tutto il continente, le carenze idriche critiche perdurano, in particolare nei principali bacini fluviali come lo Zambesi.
Negli ultimi dodici mesi, la diminuzione delle piogge ha portato a una riduzione dei flussi fluviali, innescando gravi conseguenze ecologiche, economiche e umanitarie, una tendenza destinata a persistere nel tempo.
Le temperature medie della superficie in Africa sono aumentate costantemente in tutte le regioni, con l’Africa meridionale che sperimenta gli aumenti più significativi. Secondo l’Organizzazione Meteorologica Mondiale (OMM), le proiezioni indicano un incremento di fino a +4°C entro il 2050. I modelli di precipitazione stanno diventando sempre più imprevedibili; mentre il Sahel ha recentemente registrato un aumento delle piogge, l’Africa centrale e meridionale affrontano una significativa tendenza ad una diminuzione delle stesse e di conseguenza una maggiore aridità.
Il commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, Volker Türk, ha affermato: “La crisi climatica è una crisi dei diritti umani. L’aumento delle temperature, l’innalzamento del livello del mare, le inondazioni, le siccità e gli incendi forestali minacciano i nostri diritti alla vita, alla salute, a un ambiente pulito, sano e sostenibile, e molto altro. L’ondata di calore che stiamo attualmente vivendo qui sottolinea l’importanza delle misure di adattamento, senza le quali i diritti umani sarebbero gravemente compromessi”.

Dal 1900, i livelli del mare lungo le coste africane sono aumentati di circa 20 cm e si prevede un ulteriore incremento di 35-50 cm entro il 2050, rappresentando una minaccia per le comunità costiere. Gli eventi meteorologici estremi, tra cui ondate di calore, siccità e inondazioni, sono aumentati di frequenza da due a tre volte dal 1990 e si prevede che si intensificheranno ulteriormente. Tutto ciò è stato attribuito soprattutto all’uso continuo di combustibili fossili.
“La necessità di abbandonare i combustibili fossili deve accelerare in modo significativo se vogliamo evitare eventi sempre più estremi che supereranno i limiti di ciò a cui le società possono adattarsi”, ha affermato Friederike Otto, scienziata climatica dell’Imperial College di Londra. “Non lasciamoci distrarre dalle discussioni su quanto sia troppo tardi. Non lo è. Né da questioni relative all’eliminazione del biossido di carbonio, che non funzioneranno se non realizziamo prima la transizione dai combustibili fossili”.
Da sempre l’equilibrio ecologico del continente africano è in discussione, ma non è da moltissimo tempo che le nazioni sviluppate, quelle più inquinanti, hanno iniziato a considerare che ciò che accade in Africa riguarda l’intero pianeta. I danni che si verificano lì, prima o poi si rifletteranno anche sugli altri continenti; si tratta di un postulato chiave dell’ecologia, che però ancora oggi, troppo spesso, in molti dimenticano, in particolare chi ci governa. Oggi assistiamo ad un ulteriore peggioramento delle condizioni climatiche nella parte centrale, nord-occidentale e nord-orientale dell’Africa con siccità persistenti, calore estremo e temperature superiori alla media. Coloro i quali asseriscono che tutto ciò sia normale, non sanno di cosa parlano. Il clima condiziona l’intera esistenza umana: l’agricoltura, ecosistemi, energia e di riflesso tutto il resto. Inutile poi che i fenomeni di turno si lamenti dell’immigrazione economica quando sono i paesi industrializzati e distruggere le loro fonti di sostentamento.
