Sospensione dei servizi per i visti presso l’Ambasciata USA a Niamey, in Niger.

Il governo degli Stati Uniti ha annunciato la sospensione di tutti i servizi di routine per i visti presso la propria ambasciata a Niamey, Niger, fino a nuovo avviso. Un portavoce del Dipartimento di Stato ha confermato che questa pausa interessa tutte le categorie di visti, sia per immigrati che per non immigrati, citando “preoccupazioni relative al Governo del Niger”, senza fornire ulteriori dettagli.

Tuttavia, i visti diplomatici e ufficiali continueranno a essere elaborati. Un comunicato interno datato 25 luglio ha fornito istruzioni agli ufficiali consolari americani in tutto il mondo di applicare una maggiore attenzione e scrutinio a tutti i richiedenti visti provenienti dal Niger. Tale misura è giustificata da tassi di permanenza eccessiva, pari all’8% per i visti turistici e addirittura al 27% per i visti per studenti e scambi, evidenziando la necessità di una posizione più rigorosa.

L’ambasciata ha informato tutti coloro che sono interessati da queste misure.

La decisione di congelare i visti si colloca in un contesto di crescenti tensioni politiche. Infatti, lo scorso settembre, l’esercito americano ha completato il ritiro dalle basi in Niger dopo che la giunta al potere aveva ordinato l’allontanamento di quasi 1.000 soldati statunitensi. Questa situazione ha rappresentato un duro colpo per l’influenza degli Stati Uniti in Africa occidentale, dove il Niger aveva giocato un ruolo fondamentale come partner nella lotta al terrorismo prima del colpo di stato dell’anno scorso.

In aggiunta, l’amministrazione Trump continua a perseguire politiche migratorie severi. Le autorità hanno revocato migliaia di visti, incrementato i controlli sui social media e, stando a quanto riportato, si trovano a puntare il mirino su titolari di visti per studenti e carte verdi, accusandoli di sostenere in modo percepito i palestinesi e etichettandoli come minacce alla politica estera degli Stati Uniti.

Il senatore Marco Rubio, che guida questi sforzi all’interno del Dipartimento di Stato, ha affermato che questa repressione è motivata dalla necessità di proteggere la sicurezza nazionale.

 

Fonte: africanews.com