news

Scoprire Nayala.

La provincia di Nayala è una delle 45 province del Burkina Faso, situata nella regione di Boucle du Mouhoun, vicino al confine con il Mali. È suddivisa in 6 dipartimenti ed il capoluogo è Toma.

Provincia di Nayala
Derivative work: User:Profoss – Original work:Uwe Dedering License: CC 3.0 Unported, 2.5 Generico, 2.0 Generico e 1.0 Generico

Si tratta di una zona poco conosciuta, ma ricca di cultura e siti turistici. Mantiene strette relazioni culturali con le province, le popolazioni circostanti, con le quali condivide in parte usi e costumi. Ciò si verifica anche con le vicine tribù oltre il confine nazionale.
La provincia di Nayala è abitata principalmente dai Samo (noti anche come Don, Matya, Matye, Maya, Ninisi, Saman, Samogo, Samorho, Samoro, Samorrho, Samos, Sanan, Saneno, Sane, San, Sanu, Semou), un gruppo mandingo originario del Mali. Essi sono sparsi fra le province della regione, e parlano tre diversi dialetti. Il primo si chiama Maka: dialetto del sud, prevalente a Nayala ma presente anche in altre province; Matya nella provincia di Kossi ed in quella di Souro; il Maya si parla invece nelle province di Sourou, Yatenga e Zondoma. Curiosamente, non sono molto intelleggibili fra loro, per cui filologicamente vengono spesso indicati come lingue differenti. Se la lingua sembra dividere il gruppo, le tradizioni e la cultura rimangono un fattore aggregante.
Nei dintorni del capoluogo, esercitano numerosi artisti impiegati nella scultura e nella pittura. Infatti uno dei prodotti più conosciuti della zona coniuga le due abilità: è la maschera di legno.
Premettiamo che lungo il confine con il Mali, nella regione di Boucle du Mouhoun di cui fa parte Nayala, si trovano numerose tribù che producono maschere, i rapporti tra di esse sono molto frequenti, tanto da rendere difficile l’attribuzione delle maschere a questa o a quella tribù. La tradizione delle maschere travalica i confini provinciali e, seppur con le ovvie differenze, accomuna diverse etnie.

Maschera funeraria Mossi
Author: Christopher D. Roy. License: CC Attribution-Share Alike 4.0 International

La popolazione dei Mossi ad esempio, prevalente nell’adiacente regione del Nord, e presente con insediamenti sparsi nella Boucle du Mouhoun, realizza un’enorme varietà di maschere, molte delle quali rappresentano animali totemici, spiriti e, solo occasionalmente, esseri umani che consentirebbero la comunicazione con gli avi. Gli animali totemici più frequentemente usati sono il falco, il montone e l’antilope. Alcuni di essi sono facilmente identificabili, altri sono del tutto astratti.
Le maschere occupano una posizione importante nella cultura Mossi e sono spesso considerate sacre. Fino a poco tempo fa, era proibito fare fotografie o filmati delle maschere, specialmente di quelle cerimoniali. Oggi, tuttavia, si possono vedere durante alcuni festival quali il SIAO (fr. Salon international de l’Artisanat de Ouagadougou), la “Settimana della Cultura” e “Le strane notti di Koudougou” (Les Nuits Atypiques de Koudougou). Ogni famiglia di Nyon-nyonse (i nativi della regione del Volta che rappresentano una sorta di casta sacerdotale) ha la sua maschera caratteristica che deve essere protetta e preservata. Si ritiene che le maschere abbiano poteri mistici e rappresentino il legame con gli antenati.

Maschera elmetto Samo
By Tropenmuseum, part of the National Museum of World Cultures License: CC Attribution-Share Alike 3.0 Unported

Anche le altre etnie della regione hanno la propria produzione tipica di maschere; per esempio i Samo creano maschere ed elmetti a guisa di bufalo o pollo, oppure antropomorfe dai lineamenti allungati (sottogruppo Marka), mentre i Bwa di Dedougou (provincia di Mouhon) creano maschere da lunghi assi di legno, verticali oppure orizzontali, oppure a farfalla, rappresentanti animali: simili per certi versi a quelle dei Mossi, possono però essere lunghe anche 2 metri!

Maschera uccello Samo
Tropenmuseum, part of the National Museum of World Cultures. License: CC Attribution-Share Alike 3.0 Unported

La maschera non ha tanto una funzione ornamentale, quanto una precisa funzione nell’ambito della tradizione locale. Pertanto la sua produzione, tramandata nel corso dei secoli, rappresenta un valore inestimabile per il patrimonio culturale locale. I turisti apprezzano molto sia il prodotto finito che la lavorazione artigianale, per la quale è necessario un lungo apprendistato. Le occasioni per poter vedere dal vivo le maschere sono perciò attese con trepidazione, sia dagli abitanti del luogo che dai turisti.
Nel villaggio di Gossina ad esempio si tiene il Soû, un tradizionale festival delle maschere. Si tratta di una manifestazione realmente peculiare. Intorno ad essa si svolgono numerosi eventi legati all’identità ed alla cultura Samo e che rivelano valori universali come il perdono, la coesione, la convivenza. Lì è stata scoperta una maschera che chiamano “maschera da moschea”. Porta le effigi di una moschea. Essa dimostra il profondo legame che unisce musulmani e animisti. Si tratta dunque di elementi che vanno preservati e valorizzati a tutti i costi, in quanto costituiscono un fondamentale retaggio culturale degli abitanti del luogo. La promozione di questa manifestazione e degli eventi correlati, così delle altre analoghe, deve perciò assumere un ruolo prioritario nella strategia territoriale di promozione culturale e turistica, anche perché rappresentano un’importante fattore aggregante peri diversi gruppi etnici.

Maschera a farfalla Bwa
Author: Ji-Elle. License: CC Attribution-Share Alike 4.0 International

Altri festival culturali rinomati sono quelli di Mossobadoro nel paese di Dafin, e quello di Zaba, una festa ancestrale che dedicata alle donne. Presso Gassan si tiene invece quello popolare di Zonkoro, mentre quello di Dii purtroppo non si svolge più. Purtroppo, per varie ragioni, la loro continuazione è talvolta a rischio.

Musica e danza sono invece meno conosciute. A Toma esistono musicisti che mantengono la tradizione melodica locale, ed un’associazione che promuove gli antichi balli femminili tribali. A proposito di questi ultimi, ogni anno veniva organizzato un festival, ma ultimamente esso è stato soppresso, e l’associazione turistica locale sta valutando se ripristinarlo o meno. Ciò che pare certo è che sia la danza che la musica locali non vengano sufficientemente pubblicizzate, e pertanto non attraggono molto pubblico.

Fra le peculiarità della provincia vi è un attività a metà strada fra sport e cultura: il wrestling. Si tratta di una forma di lotta tradizionale molto popolare fra l’etnia Samo. I campionati di lotta sono ubiquitari. Tuttavia non si tratta di mere competizioni sportive; incontri vengono disputati anche in occasione di funerali, battesimi, feste di vario tipo, anche come eventi di contorno.
L’arena di Biba è il sito più importante per tale sport. Essa in realtà è costituita soltanto da un fondo roccioso, quindi durissimo, senza alcuna protezione. Tuttavia chi la dirige afferma che non si siano mai verificati gravi incidenti. È così da più di 100 anni, ed è quindi un sito storicamente e culturalmente importante.

Nella provincia di Nayala esistono tanti luoghi con un grande potenziale turistico.

Faso Dan Fani
by Devour Creation is licensed under CC BY-SA 4.0

C’è il pozzo dei tintori di Kougny, realizzato centinaia di anni fa, dove viene prodotta una tintura utilizzate per la versione locale del faso dan fani, prodotto tipico del Burkina Faso, nota come perizoma di Kougny, utilizzato per la produzione di abiti tradizionali.
Il sito delle grotte di Gossina, luogo di miti e leggende.
Di una certa fama è anche il vecchio tunnel del ferro di Sèbèrè, a pochi chilometri da Toma, dove il minerale veniva estratto e lavorato con metodi arcaici.
Toma poi presenta diversi siti legati al culto cattolico, piuttosto antichi: a prima catechista del Burkina Faso, la Chiesa del Sacro Cuore (GPS: 12.765556,-2.895807), la cattedrale

Punti fermi sull'Africa
Punti fermi sull’Africa

Fra parentesi, il culto cattolico è profondamente radicato a Toma; basti pensare che essa è il luogo natale di Joseph Ki-Zerbo, che vi nacque nel 1922, probabilmente il più grande storico dell’Africa Nera, figlio di Alfred Diban Ki Zerbo (a lui è dedicato un museo nella cittadina), che viene ricordato come il primo cristiano e primo catechista del Burkina Faso. Uomo politico, avversario del fu presidente Tomas Sankara, Joseph Ki-Zerbo contribuì enormemente al movimento indipendentista africano.

La gran parte dei siti a vocazione turistica sono di proprietà privata. Gli edifici di culto cattolico dell’omonima Chiesa, gli altri di proprietà di famiglie. Ciò significa che non esiste ancora una regia comune che organizzi, coordini e promuova le attività turistiche in loco. Esiste l’Ufficio Provinciale per la Cultura, le Arti e il Turismo, che non ha giurisdizione sui privati, ma possiede il necessario know how per individuare le problematiche e sviluppare le potenzialità dei siti. Purtroppo la gran parte di essi sono di difficile accesso. Mancano le indicazioni stradali, gli accessi per i disabili, mancano le strade; occorre formare del personale ed insegnare ai proprietari a gestire e conservare adeguatamente i siti. A tale scopo occorre uno sforzo finanziario, ma anche da parte delle istituzioni per riuscire a mantenere e diffondere il patrimonio culturale e tradizionale locale.

Fonti:
https://www.ciaocomo.it/2017/09/21/burkina-faso/145551
https://sites.google.com/site/mascheredelmondo/project-definition/maschere-africane/maschere-del-burkina-faso
lefaso.net
https://www.giovannifrigo.com
Wikipedia
https://www.humanitarianresponse.info/sites/www.humanitarianresponse.info/files/documents/files/boucle_mouhoun.pdf