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Estrazioni minerarie nel 2020: l’economia del Burkinabè troppo dipendente dal settore minerario

Recentemente è stato pubblicato il 12° rapporto EITI (Iniziativa per la trasparenza nelle industrie estrattive) del Burkina Faso, presentato alla stampa il 26 luglio 2022 a Ouagadougou. Si tratta di dati molto interessanti, che permettono di comprendere più a fondo la dimensione dell’industria estrattiva. In particolare, qual è l’apporto dell’industria mineraria alla ricchezza dello Stato? Quanto pagano le industrie del settore in licenze, tasse, ecc? A raccontare i numeri ai rappresentanti dei media locali è stato il presidente della Camera delle Miniere del Burkina Faso (CMB), Adama Soro, anche membro del comitato direttivo di EITI.
Dal rapporto emergono:

• il contributo del 16,2% alla formazione del PIL

• il contributo alle esportazioni fino all’83,90%

• le entrate per fiscali per 291,70 miliardi di FCFA, circa 443.704.268 €

Bastano i suddetti dati, relativi all’anno 2020, per comprendere la grande importanza dell’industria estrattiva in Burkina Faso; senza contare i benefici per l’occupazione (operai, manovalanza varia, indotto, ma anche quadri aziendali e dirigenti).
È superfluo ribadire che la materia prima più importante che viene estratta in Burkina Faso è l’oro, sin dal 2009.
La sua produzione è aumentata del 24,76% tra il 2019 e il 2020; nel 2020 la quantità totale di oro (industriale e artigianale) prodotta ammonta a 63,01 tonnellate, contro le 50,29 del 2019. Ciò ha consentito allo Stato di incamerare i suddetti 291,70 miliardi di FCFA nel 2020, contro i 160,16 miliardi di FCFA del 2019. Si tratta di un incremento dell’82,13%!

Di quei 291,70 miliardi di CFAF, il ministero del Tesoro Pubblico ha incassato dalle società minerarie 237,31 miliardi di FCFA, al netto dei rimborsi per crediti IVA: l’81,35% del totale dei tributi pagati dalle società estrattive nel 2020. Il resto è suddiviso tra le prestazioni sociali dei vari fondi istituiti dallo Stato. Di conseguenza, i rimborsi del credito IVA, pari a 54,39 miliardi di CFAF, hanno rappresentato il 20% circa.

2020 entrate fiscali dalle compagnie minerarie per ente
World Bank data 2020

Delle entrate nette versate dalle compagnie minerarie, il 50,10% è costituito dalle royalty, seguite da dazi doganali col 27,29%, l’imposta unica su salari e salari (IUTS) col 14,31% e l’imposta sul valore aggiunto (IVA) con l’11,97%.
Le sole licenze pagate dalle società minerarie nel 2020 ammontano a 4.377.598.938 FCFA, ovvero € 6.673.169. Va notato che quest’ultimo importo è stato versato direttamente nelle casse dei comuni.
Invece la tassa di superficie riscossa nel 2020 è di 12.477.396.208 FCFA, cioè circa € 19.020.421, ed è stata redistribuita agli enti locali nel 2021.
I cosiddetti contributi sociali nel 2020 da parte delle 17 compagnie minerarie ammontano a 2.720,10 milioni di FCFA per quelli obbligatori e 2.149,65 milioni di CFAF milioni per quelli invece volontari. In totale si tratta di 4.869,75 milioni di FCFA, corrispondenti a € 7.423.399.

2020 tipologia entrate e destinatari
World Bank data 2020

Come già accennato, una parte delle entrate fiscali viene girata agli enti locali, attraverso il cosiddetto Fondo per lo sviluppo minerario locale (FMDL) istituito dal Decreto n. 2017-024; si tratta di un istituto che riceve i fondi dal governo e poi li redistribuisce.
Il Codice minerario del 2015 (articolo 145) prevede che il 20% delle tasse di area riscosse dalle società minerarie sia distribuito alle comunità che ospitano attività minerarie, secondo la seguente modalità:
– 90% alle autorità comunali;
– 10% alle autorità regionali.
Nel 2020 il suddetto fondo ha ricevuto 45.831.852.081 FCFA, a fronte di 11.081.220.705 di FCFA nel 2019, circa 4 volte tanto. Il denaro è stato distribuito fra la seconda metà del 2020 e la prima del 2021. Per il 2021, la previsione del fondo è di circa 96 miliardi di CFAF, tuttavia soltanto 16 miliardi sono stati distribuiti dal fondo agli enti locali. Come sottolineato da Adama Soro, c’è un problema di fondo. I soldi ci sono, ma comuni e regioni non li ricevono! Secondo il presidente del consiglio delle OSC, Jonas Hien, il nocciolo della questione è principalmente la burocrazia del Burkina Faso. Procedure complesse per la richiesta, mancanza di personale, malintesi, lentezza le principali difficoltà riscontrate. Accade perciò che gli enti rinuncino persino a fare le richieste per tali fondi.

Nel presentare il rapporto, Adama Soro ha presentato sì i dati, ma anche sollevato alcune questioni: ad esempio ha detto di volere ulteriori dati a supporto della tesi che le 17 compagnie minerarie abbiano, nel 2020, contribuito al PIL nazionale per il 16,2% ed alle esportazioni per l’83,90%.
Ad ogni modo, ha constatato che l’industria delle miniere ha creato 10.000 posti di lavoro e 51.000 nell’indotto (2 milioni sono invece gli individui impiegati nell’estrazione artigianale). Inoltre ha riferito di ritenere l’economia del Burkina Faso troppo dipendente dalle miniere, secondo i succitati dati. Ma questa è probabilmente una sorpresa solo per lui…

Dal rapporto si evince che generalmente il settore è in salute, com’era anche lecito aspettarsi. Infatti l’epidemia di Covid-19 ed il terrorismo islamico non hanno impattato più di tanto nel 2020, i dati lo dimostrano.
La produzione di oro per esempio è passata a 63,01 tonnellate, contro le 50,29 tonnellate del 2019, quindi un aumento del 24,76% (dato comprendente sia le fonti industriali che quelle artigianali). Le entrate fiscali sono passate a 291,70 miliardi di FCFA nel 2020, dai 160,16 miliardi di FCFA del 2019, corrispondente ad un incremento netto dell’82,13%.


Per quanto riguarda le nazioni verso cui vengono indirizzati i minerali, essi sono Svizzera, India, Belgio, Francia, Emirati Arabi Uniti, Turchia, Kuwait, Monaco, Mali, Stati Uniti, Repubblica Ceca, Portogallo, Canada, Italia e Costa d’Avorio.
L’oro esportato nel 2019 ammontava a 50,83 tonnellate, nel 2020 62,67 tonnellate (+20% circa). Il suo contro valore è stato di 1.329,18 miliardi di FCFA nel 2019 e 2.050,76 miliardi di FCFA nel 2020 (+54,29%); tale incremento è dovuto sia alla quantità maggiore che all’aumento del prezzo dell’oro.
L’oro rappresenta la risorsa principale in Burkina Faso, ma vengono estratti anche altri minerali.
Il secondo minerale per importanza è lo zinco. Il rapporto asserisce che la quantità totale esportata nel 2020 è stata di 168.093,25 tonnellate, contro le 230.543,55 tonnellate del 2019, un -27,09%. Il valore è passato a 61,44 miliardi di FCFA nel 2020, contro i 90,87 miliardi di FCFA nel 2019, quindi con una diminuzione di 29,43 miliardi di FCFA. Va detto
Il Burkina Faso ha prodotto zinco raggiungendo un volume di circa 108.000 tonnellate nel 2020. Questo è stato il volume di produzione più alto del minerale dal 2013, quando è stata registrata una produzione di 32.200 tonnellate. Nel 2021, il Burkina Faso era il secondo produttore leader di zinco in Africa.

produzione minerali 2018-2021
produzione minerali 2018-2021
 
Fonti: https://www.leconomistedufaso.bf, Rapport_avancement_2021_VF
Dati dei grafici da https://data.worldbank.org/