Per molti africani sognare di visitare l’Europa per turismo, conferenze, istruzione o riunioni familiari si sta trasformando in una lotta sempre più difficile. Le ultime statistiche della Commissione Europea rivelano una realtà preoccupante: i richiedenti africani affrontano alcuni dei tassi di rifiuto più elevati del mondo nel tentativo di ottenere il visto Schengen.
Nel 2024, sono stati migliaia i viaggiatori africani i quali hanno visto infrangersi le loro speranze di viaggio. Secondo dati ufficiali, paesi come Comore, Guinea-Bissau, Senegal, Nigeria e Ghana hanno registrato tassi di rifiuto oscillanti tra il 45% e il 63%, rendendoli tra i più colpiti a livello globale.
Quest’anno, la zona Schengen, ha ricevuto oltre 11,7 milioni di domande di visto per soggiorni brevi. Sebbene la domanda globale sia aumentata del 13,6%, la porta è rimasta saldamente chiusa per molti africani.
Oltre alla beffa, anche il danno.
Ogni domanda di visto Schengen costa 90 euro (circa 100 dollari americani), indipendentemente dall’esito. Si tratta di una tassa non rimborsabile che deve essere pagata anche quando la domanda viene respinta, spesso con spiegazioni minime.
Secondo un’analisi del LAGO Collective, gli africani hanno perso un patrimonio stimato di 60 milioni di euro (67,5 milioni di dollari) solo nel 2024 a causa di domande respinte. Si tratta di denaro speso non per viaggiare, bensì a causa della burocrazia.
“Le nazioni più povere del mondo stanno pagando i paesi più ricchi per non essere accettate”, afferma Marta Foresti, fondatrice della succitata associazione che ha sede nel Regno Unito. “Più povero è il paese di origine, maggiori sono i tassi di rifiuto.” Dal punto di vista europeo, la spiegazione è però piuttosto evidente: il timore che una volta scaduto il visto, il visitatore faccia perdere le proprie tracce e non rientri più nella nazione d’origine.
I dati della Commissione Europea rivelano quanto sia diseguale il peso dei rifiuti:
– Comore: 62,8%
– Guinea-Bissau: 47,0%
– Senegal: 46,8%
– Nigeria: 45,9%
– Ghana: 45,5%
– Congo-Brazzaville: 43,0%
– Mali: circa 43%
– Guinea: 41,1%
– Burundi: 40,0%
– Etiopia: 36,1%
A titolo di confronto, il tasso medio di rifiuto globale si attesta intorno al 18%, rendendo i numeri africani eccezionalmente elevati.
Più di Una Questione Burocratica
Le ambasciate europee insistono sul fatto che ogni domanda è valutata singolarmente, considerando aspetti come lo scopo della visita, i mezzi finanziari e la volontà del richiedente di tornare a casa. Tuttavia, i critici sostengono che il processo rimane opaco, con poca responsabilità.
“Questi alti tassi di rifiuto non sono solo amministrativi, ma sintomatici di problemi più profondi: disuguaglianza, sospetto e pregiudizio sistemico,” aggiunge Foresti.
Molti richiedenti affermano di presentare regolarmente tutti i documenti necessari, dalle lettere di impiego ai bilanci bancari e all’assicurazione di viaggio, solo per ricevere dinieghi vaghi e senza chiarimenti. In alcuni casi, le persone vengono ripetutamente negate, anche per motivi di viaggio legittimi come conferenze o eventi familiari.
Mentre i governi africani costruiscono partenariati con l’Europa in vari settori, tra cui commercio, istruzione e tecnologia, le barriere al movimento contrastano fortemente con la retorica di cooperazione. Nel frattempo, i cittadini europei affrontano poca resistenza quando viaggiano in Africa, sollevando interrogativi difficili su equità, reciprocità e rispetto.
In un mondo globalizzato dove la mobilità spesso equivale a opportunità, gli africani si trovano esclusi non perché manchino di intenzione o preparazione, ma perché il sistema sembra sempre più orientato contro di loro. Con la pressione che aumenta per una riforma dei visti e una maggiore trasparenza, la speranza è che le voci e i portafogli africani non continuino a sopportare i costi più elevati per i risultati più bassi.
