Traffico illecito di rifiuti in Africa: Italia leader.

Vi siete mai chiesti dove vanno a finire i vostri rifiuti? Sicuramente sì. E la risposta probabilmente sarà stata, al centro di riciclaggio, in discarica, all’inceneritore… Già, nella migliore delle ipotesi. Purtroppo una quantità infinita di essi viene eliminata illegalmente. Soprattutto quei rifiuti il cui costo di smaltimento risulta elevato: elettrodomestici, pneumatici, plastica, rifiuti elettronici, lampade, impianti solari esausti, batterie. Attraverso una complicata filiera gestita dalla malavita organizzata, anche con complicità a vari livelli, essi finiscono principalmente in Africa ed Asia. L’Italia purtroppo rappresenta una nazione leader nello smaltimento illecito. Un affare da 20 miliardi di euro, che vede impegnati gli uomini delle forze dell’ordine in una battaglia che pare persa in partenza. “Smaltire regolarmente una tonnellata di plastica e gomme può infatti costare tra 200 e 250 euro, mentre per vie illegali non si superano i 100-150 euro” – secondo il Sole24ore; per i rifiuti elettronici il guadagno per tonnellata si aggira sui 400-500€. Per l’Agenzia delle Dogane solo nel 2020 i sequestri sono stati 541 per un totale di 7.313 tonnellate di rifiuti, il triplo rispetto rispetto al 2019. Sequestri che sono avvenuti principalmente in Campania (60%) e in Liguria (21%) ma i rifiuti provenivano da tutto il territorio nazionale”. In particolare il materiale fotovoltaico esausto finisce in Mali, Senegal, Burkina Faso e Mauritania; essi provengono in particolar modo da aziende dislocate in Sicilia, Puglia, Marche, Umbria, Abruzzo, Trentino Alto Adige, Toscana e Piemonte. In Senegal, Gambia, Togo, Sierra Leone, Nigeria arrivano invece soprattutto plastica, carta, parti di automobili e moto, rifiuti urbani e ingombranti, dispositivi elettronici ed elettrodomestici, carichi di sostanze tossiche come mercurio, arsenico, fosforo, piombo, gas di cloro.

 Inheritance  Boussè, Burkina Faso, 2009
“Inheritance”: Boussè, Burkina Faso, 2009
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Tutto viene gettato in enormi discariche che vanno a contaminare irrimediabilmente terreno e falde acquifere, con nugoli di bambini che vi sguazzano cercando qualcosa di riutilizzabile da rivendere. Alla periferia di Accra, in Ghana si trova la più grande discarica di rifiuti elettronici al mondo, denominata Agbogbloshie. In quell’inferno di spazzatura ci sono circa 250 milioni di tonnellate di rifiuti elettronici, i quali provengono per almeno l’85% dall’Europa. Legambiente stima che circa 500.000 dispositivi elettronici giungano in ognuno dei suddetti paesi africani ogni mese. I dispositivi elettronici ed i pannelli fotovoltaici destinati allo smaltimento possono poi finire, ovviamente illegalmente, sul mercato di quei paesi africani, portando un cospicuo guadagno nelle tasche dei trafficanti.

Alcuni dati recenti relativi allo smaltimento illegale di rifiuti destinati all’Africa.
Sulle pagine del nostro sito abbiamo già dato notizia di sequestri operati sul territorio italiano da parte delle forze dell’ordine, in particolar modo si trattava di container di rifiuti per il Burkina Faso.
A Genova, nel luglio di quest’anno, sono state sequestrate 9 navi porta container con 57 tonnellate di rifiuti destinati allo smaltimento illegale: pneumatici, estintori, bombole di GPL, batterie, pannelli solari, smartphone, occultati fra materiale edile. Un mese dopo è stato sequestrato un altro container di rifiuti elettrici ed elettronici destinato al Ghana. Lo scorso 3 settembre a Salerno, sono state 16 le tonnellate di rifiuti speciali individuate e sequestrate: dischi dei freni, manubri ancora intrisi di lubrificante, ruote, marmitte, batterie. Senza contare i 282 container di prodotti ospedalieri da smaltire, provenienti dalla Campania e bloccati in un porto della Tunisia da più di un anno. Un carico che lo Stato Italiano ha sinora rifiutato di ritirare, ignorando quanto stabilito dalla Convenzione di Basilea.
Potete leggere un interessante approfondimento su quest’ultima vicenda leggendo questo articolo.

Ben si può infine comprendere tutti i problemi legati all’invio ed allo sdoganamento dei container che la nostra associazione si trova a fronteggiare da un po’ di tempo, affiancati dall’impennata dei costi di trasporto. Le dogane in Africa già sono lente di loro, ma da tempo ormai hanno dovuto intensificare i controlli per tentare di intercettare i container che trasportano materiale illegale, principalmente rifiuti ed armi. A ciò vanno aggiunte le consuete difficoltà, diciamo così, burocratiche che rallentano il transito.

Non è raro nemmeno qui, che anche il materiale che ci viene portato in sede per essere spedito in Burkina Faso, altro non sia che spazzatura che qualcuno non vuol fare fatica di portare al centro di riciclaggio. Ricordiamoci che smaltire in maniera non corretta i nostri rifiuti, ha un costo elevato per i paesi africani, ma alla fine anche noi lo paghiamo in maniera più o meno diretta: con il denaro delle nostre tasse che laggiù viene inviato da istituzioni, con i costi derivati dalla massiccia immigrazione delle persone che fuggono da quei paesi ANCHE a causa della scarsa qualità e prospettive di vita, derivanti ANCHE da quella montagna di spazzatura altamente inquinante da NOI prodotta e gentilmente offerta ai poveri africani.
Quando ci portate per esempio un giocattolo rotto, pensate al motivo per cui voi non lo volete più.

 

 

Fonte: la Repubblica (20/9/2021)