Quella del 2025 sembra essere un’estate particolarmente ricca di eventi dedicati al continente africano. Fra musica, mostre, incontri e scambi culturali, la cultura africana sta in questi mesi aprendo una breccia nel panorama italiano degli eventi culturali. Solo pochi giorni or sono su questo sito era stato presentato il concerto di Bil Aka Kora e Italian Collective al Grand Hôtel Billia.

In occasione della celebrazione di Napoli 2500, la città partenopea si prepara a ospitare un evento di rilevanza internazionale: Sole Nero. Questo progetto culturale, che si svolgerà dal 11 agosto al 24 settembre presso il Maschio Angioino, rappresenta il tentativo di indagare il legame tra Napoli e il continente africano: Napoli come crocevia di culture mediterranee e ponte naturale verso il Sud globale.
Sole Nero offre un’imponente esposizione dedicata alla fotografia africana, che abbraccia un arco temporale che va dal periodo delle indipendenze conquistate fino ai giorni nostri. Con oltre 250 opere di 44 artisti e studi fotografici provenienti da tutto il continente africano, essa permette di arricchire il panorama culturale napoletano attraverso l’incontro con le voci visive dell’Africa contemporanea.
La produzione è curata da Andrea Aragosa per BlackArt, con la direzione artistica di Simon Njami, affiancato da Carla Travierso e Alessandro Romanini. Questi esperti del settore hanno saputo amalgamare talenti emergenti e affermati, offrendo così un’ampia visione delle diverse narrazioni visive che caratterizzano il continente africano. L’evento si avvale del sostegno del ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, così come del Comitato Neapolis 2500. Il Comune di Napoli e le Università Federico II e L’Orientale sono anch’essi partner fondamentali di questa iniziativa, che ha ricevuto il patrocinio del Museo delle Civiltà di Roma.
Michele di Bari, prefetto di Napoli e presidente del Comitato nazionale Neapolis 2500, sottolinea l’importanza di questa iniziativa, affermando che “l’incontro con le voci visive dell’Africa contemporanea assume un valore simbolico. È testimonianza di una città capace di accogliere la complessità del presente e di proiettarsi verso il futuro”.
‘Il Sole Nero’ non si limita alla dimensione espositiva in loco, ma prevede anche una fase internazionale, attuata attraverso la rete degli Istituti Italiani di Cultura, focalizzandosi sulla dimensione immateriale, rituale e sonora del legame tra Napoli e l’Africa. In questo contesto, si inserisce la performance musicale del famoso Enzo Avitabile in Africa, concepita come “gesto di restituzione e attraversamento simbolico”, dove la musica diviene strumento di ricerca delle proprie radici e riconnessione con il continente africano, in opposizione agli strappi prodotti dalla modernità coloniale.
Un video che documenterà i contenuti della mostra sarà proiettato presso un Istituto italiano in Africa, evidenziando la portata globale del progetto. Inoltre, il 17 settembre è prevista una conferenza istituzionale, aperta al pubblico, con la partecipazione di Simon Njami ed Enzo Avitabile, destinata a stimolare un dialogo profondo su tematiche culturali e identitarie tra le due regioni.
Come sottolinea Njami, “È impossibile parlare dell’Africa nei termini convenzionali del mondo dell’arte o dell’Accademia. L’Africa è fantasia, un contenitore in cui ognuno deposita le proprie angosce, paure o desideri”. La chiamata a “disimparare l’Africa” suggerisce un processo di ricostruzione delle narrazioni contemporanee, utilizzando nuovi strumenti che possano rendere giustizia alla molteplicità e alla complessità del territorio africano, spesso avvolto dall’oscurità.
Sole Nero, pertanto, non si limita a essere una semplice esposizione artistica; rappresenta una vera e propria piattaforma culturale, un’opportunità unica per i napoletani e i visitatori di esplorare e comprendere l’interconnessione tra storie, culture e identità. Soprattutto in un’epoca in cui il dialogo interculturale è sempre più cruciale, in cui i nazionalismi riemergono prepotenti ed inquietanti in ogni parte del mondo, Italia compresa, questa mostra si configura come un passo significativo verso la promozione di una maggiore comprensione e integrazione tra il mondo mediterraneo e quello africano.
