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Scontro Burkina Faso – USA, Traoré risponde alle minacce.

Gen Michael E. Langley
Gen Michael E. Langley. Public domain from U.S. Africa Command

Il capitano Ibrahim Traoré, attuale leader ad interim del Burkina Faso, ha espresso una ferma condanna alle recenti minacce avanzate dagli Stati Uniti riguardo a possibili azioni punitive in risposta alla sua ascesa al potere dopo il colpo di stato del 2022. Durante un’audizione al Senato americano, il comandante generale dell’AFRICOM, Michael Langley, uno della cerchia MAGA, ha detto testualmente:

“L’Africa occidentale affronta un complesso insieme di sfide. La regione ha recentemente vissuto un’ondata di colpi di stato militari, con paesi come Burkina Faso, Guinea, Mali e Niger che hanno affrontato sconvolgimenti in seguito all’estromissione dei governi eletti da parte di ufficiali militari. Questi disordini derivano da una corruzione radicata, uno sviluppo economico lento, istituzioni democratiche deboli e una pazienza strategica limitata.”

Ha tuttavia apprezzato coloro i quali, in Africa, cercano di “sbrigarsela da soli” per affrontare le problematiche relative a conflitti, terrorismo e clima (ciò denota ad avviso di chi scrive una scarsa conoscenza della realtà africana, come se dietro ai governi locali non vi fossero altri attori).

Rispondendo a una domanda del Senatore Roger Wicker sulla corruzione e le tangenti legate al commercio con la Cina, il Generale Langley ha affermato che i ricavi minerari del Burkina Faso, insieme ad alcuni flussi finanziari derivanti dalla cooperazione con la Cina, venivano utilizzati per sostenere il regime militare al potere, piuttosto che per avvantaggiare la popolazione burkinabè.

“Assolutamente, Presidente. Lo vedo chiaramente e non mi faccio problemi a denunciarlo,” ha detto Langley. “Il Capitano [Ibrahim] Traoré in Burkina Faso… le loro riserve d’oro sono solo uno scambio per proteggere il regime militare.”

Affrontando preoccupazioni più ampie sull’influenza cinese e russa in Africa, Langley ha dichiarato che il Partito Comunista Cinese cerca di usare il continente come piattaforma per espandere il suo dominio globale, mentre la Russia sfrutta instabilità e caos per estendere la propria influenza.

“Per proteggere la nostra patria e gli interessi degli Stati Uniti, dobbiamo dissuadere queste nazioni e i loro attori malintenzionati dai loro obiettivi nel continente africano”.

Le reazioni non si sono fatte attendere, una bordata di commenti indignati ha sommerso la piattaforma social X (ex Twitter) , il partito sudafricano di sinistra EFF ha espresso la propria solidarietà a Traoré, bollando le accuse come infondate. 

In un discorso carico di determinazione, il capitano Traoré ha denunciato quelle che ha definito interferenze straniere e campagne di disinformazione miranti a destabilizzare il proprio paese. “O accettiamo di combattere per il nostro Paese, o rimarremo schiavi per sempre”, ha dichiarato, sottolineando l’importanza di mantenere la sovranità nazionale di fronte a critiche esterne. La sua amministrazione ha anche manifestato l’intenzione di avviare azioni legali contro alcune organizzazioni non governative straniere, ritenute colpevoli di ostacolare lo sviluppo del Burkina Faso e di compromettere la sua autonomia.

Queste osservazioni di Traoré giungono in un contesto di crescente tensione tra Ouagadougou e Washington, evidenziando una posizione ferma nei confronti delle pressioni internazionali. Gli Stati Uniti hanno espresso preoccupazione per l’arretratezza democratica post-colpo di stato, segnalando la possibilità di sanzioni legali per i funzionari coinvolti in presunti abusi dei diritti umani. Tuttavia, il capitano Traoré ha inquadrato la posizione statunitense come un esempio di neocolonialismo, ribadendo che l’unità delle forze militari e civili è fondamentale nella lotta contro il terrorismo e per il ripristino della stabilità.

“Nessuna potenza straniera deciderà il futuro della nostra nazione”, ha affermato Traoré, esortando la popolazione a sostenere il governo di transizione. Tali commenti riflettono il crescente sentimento anti-occidentale di diverse nazioni africane, oramai allineate con Federazione Russa ed altre potenze non occidentali. Certo è che minacciare un’invasione non è il modo migliore per reclamare maggiore libertà e democrazia per uno stato sovrano. d’altro canto dare troppo peso alle dichiarazioni della cerchia del presidente USA Donald Trump, che già aveva precedentemente espresso in più occasioni l’intenzione di smarcarsi dall’Africa, può soltanto esacerbare gli animi.

Nota: la notizia non è stata (ancora) riportata dai media del Burkina Faso.

 

 

Fonte: corrierepl.it, MSN, thezimbabwemail.com