Le forze armate del Mali hanno annunciato di aver ucciso 80 militanti legati ad al-Qaeda a seguito di una serie di attacchi terroristici simultanei e coordinati contro posti militari nelle regioni centrali e occidentali del paese. Gli ufficiali hanno riferito che gli scontri si sono verificati in sette città, situate vicino al confine con il Senegal ed anche a nord, nei pressi del confine con la Mauritania: Kayes, Niono, Molodo, Sandaré, Nioro, Diboli e Gogui.

L’esercito ha divulgato questa informazione tramite un comunicato trasmesso sul canale televisivo delle forze armate. Il gruppo jihadista Jama’at Nusrat al-Islam wal-Muslimin (JNIM) ha rivendicato la responsabilità per quelli che ha definito “attacchi coordinati e di alta qualità”, affermando di aver preso il controllo di tre caserme dell’esercito e di decine di postazioni militari, oltre ad aver colpito con artiglieria la caserma di Molodo. Tuttavia, l’AFP non ha potuto confermare queste informazioni e non è stato diffuso un numero preciso di vittime.
Questi incidenti presentano le caratteristiche di altre operazioni recenti condotte dai militanti, che hanno attuato assalti simili a posizioni militari in Mali e Burkina Faso.
A giugno, i miliziani del Gruppo di Supporto per l’Islam e i Musulmani (Gsim) avevano già condotto due attacchi significativi contro le forze armate maliane. Il primo avvenuto il 1 giugno, quando i combattenti del Gsim hanno assaltato una zona militare situata a Boulikessi, un’operazione che ha portato alla morte di almeno trenta soldati maliani. Il giorno successivo, il 2 giugno, il Gsim ha intensificato le proprie operazioni militari attaccando una base militare a Timbuctù. Durante questo attacco, sono state lanciate granate contro l’aeroporto della città, creando ulteriori preoccupazioni riguardo alla sicurezza dei trasporti aerei e alla stabilità della zona. Questi eventi dimostrano una strategia ben coordinata da parte dei miliziani, che mirano a destabilizzare ulteriormente le già fragili istituzioni maliane. Appare piuttosto evidente che i mercenari russi al soldo del governo maliano non abbiano poi una così ampia influenza sulla lotta al terrorismo in quell’area.
Nel mese di maggio, il comandante del Comando africano degli Stati Uniti, AfriCom, aveva ammonito che il Sahel, che comprende Mali, Burkina Faso e Niger, è diventato l’”epicentro del terrorismo globale”. Il generale Michael Langley aveva dichiarato che i gruppi islamisti stanno cercando di estendere la loro influenza fino alla costa dell’Africa orientale, permettendo loro di incrementare significativamente le entrate attraverso il traffico di esseri umani, il contrabbando e il commercio di armi.
