Negli ultimi giorni, il Niger ha vissuto un’escalation allarmante di violenza, con attacchi coordinati da parte di sospetti jihadisti che hanno portato alla morte di almeno 20 soldati. Questi eventi tragici si sono verificati nella regione di Tillabéri, un’area già segnata da tensioni e conflitti storici, situata al confine con Burkina Faso. La crescente minaccia dei gruppi jihadisti sta non solo compromettendo la sicurezza locale, ma anche esacerbando la crisi umanitaria nella regione.
Mercoledì 10 settembre 2025, le forze armate nigerine hanno subito pesanti perdite in due attacchi distinti; secondo le notizie circolate, si parla della morte di 20 soldati, cifra che alcune fonti suggeriscono potrebbe essere ancora più alta, se si includono anche membri della guardia nazionale. Secondo i rapporti di Wamaps, specializzati nel monitoraggio della sicurezza nel Sahel, parte di questi attacchi è stata attribuita a una branca dell’Isis. I principali episodi segnalati includono un attacco a una postazione militare nei pressi dell’aeroporto di Tillabéri, dove hanno perso la vita 12 soldati, e due attacchi nel quartiere di Digga Banda, con la conseguente morte di almeno due civili. Inoltre, 15 soldati della Guardia Nazionale sarebbero stati uccisi durante le operazioni di risposta agli assalti.
La regione di Tillabéri mostra ultimamente un contesto di crescente violenza jihadista. Gruppi legati ad Al-Qaeda e all’Isis hanno sfruttato le debolezze istituzionali, le tensioni etniche e l’assenza di uno Stato forte per espandere la loro influenza. La coalizione della società civile G25 ha condannato veementemente gli attacchi, evidenziando l’urgenza di interventi mirati per fermare questa spirale di violenza. Organizzazioni come Human Rights Watch hanno sollecitato le autorità nigerine a intensificare gli sforzi per tutelare i civili nella regione di Tillabéri, la quale appunto è già stata teatro di una serie di attacchi mortali da parte dell’Isis dall’inizio dell’anno. Le famiglie vivono costantemente nella paura e molte abbandonano le proprie abitazioni verso zone ritenute più sicure, aumentando il numero di sfollati interni.
Le forze armate nigerine, già sotto pressione, si trovano a fronteggiare una crescente sfiducia da parte della popolazione, che chiede sicurezza e stabilità. A quanto pare l’arrivo dei mercenari russi in sostituzione delle forze armate occidentali precedentemente presenti in Niger non è servita a molto. Anzi, possiamo anche dire che non è servita proprio a nulla, se non a proteggere gli interessi di Vladimir Putin sul territorio.
