Nel 2012, la minaccia rappresentata dal gruppo islamista radicale Ansar Eddine aveva spinto le autorità maliane a prendere una decisione cruciale: il trasferimento di oltre 27mila antichi manoscritti dalle biblioteche e archivi di Timbuctu alla capitale, Bamako. Questa operazione, riconosciuta anche dall’UNESCO per il suo significato storico e culturale, si era resa necessaria per proteggere questi testi dall’imminente rischio di distruzione. Nonostante gli sforzi del governo, circa 4mila manoscritti sono andati perduti a causa delle azioni devastanti della milizia islamista

Negli anni successivi, pur in un contesto di conflitto prolungato, le autorità locali hanno ripetutamente richiesto il ritorno dei manoscritti a Timbuctu, evidenziando l’importanza di questi documenti non solo come patrimonio culturale, ma anche come simbolo identitario della città, che ha storicamente rappresentato un centro nevralgico per la cultura e l’istruzione nell’Africa occidentale.
I manoscritti, risalenti al Tredicesimo secolo, coprono vari ambiti del sapere umano, dai testi religiosi alle scienze naturali, dall’astronomia alla medicina, fino ad opere di poesia e grammatica. La loro scrittura in lingue locali, tra cui il fulani e il songhai, con l’uso della grafia araba, ravviva il legame tra lingua e cultura, mentre la presenza di testi in ebraico sottolinea la pluralità intellettuale di Timbuctu.
La città ha svolto un ruolo fondamentale nel commercio e nella diffusione del sapere, fungendo da crocevia culturale nel deserto del Sahara. Per questo motivo, nel corso dei secoli, gli abitanti di Timbuctu hanno messo in atto varie strategie di salvaguardia dei manoscritti, nascondendoli per evitarne la cattura o la distruzione. L’operazione di trasferimento nel 2012 si è svolta in gran segreto, con bibliotecari e custodi disposti ad affrontare notevoli rischi pur di preservare il patrimonio culturale della città, similmente a quanto accadde in Afghanistan con l’arrivo dei talebani. Essi furono trasportati presso la capitale in condizioni precarie e rischiose, sia dal punto di vista della sicurezza che per quanto riguarda la conservazione; nascosti in sacchi, mescolati a vivande come il riso, oppure all’interno di barili vuoti di carburante, trasportati dagli asini.
Recentemente, la giunta militare al potere ha annunciato l’inizio del ritorno dei manoscritti a Timbuctu, un’azione che non solo mira a recuperare il prezioso patrimonio culturale, ma si propone anche di garantire una migliore conservazione dei manoscritti, dati i vantaggi ambientali che la regione arida offre rispetto all’umidità di Bamako. È stato altresì avviato un processo di digitalizzazione per preservare ulteriormente questi testi, assicurandone così la salvaguardia per le generazioni future.
Fonti: ilpost.it, iltirreno.it
