Le reazioni della società al massacro di Solhan.

Flag of Burkina Faso
Public Domain. Source: https://it.wikipedia.org/wiki/File:Flag_of_Burkina_Faso.svg

Il governo ha imposto il divieto alla circolazione dalla mezzanotte del 10 giugno 2021 ai veicoli a 2 e 3 ruote in diverse aree della regione Est. Si tratta dei comuni di Coalla, Liptougou, Manni e Thion nella provincia di Gnagna, il comune di Matiacoali ei villaggi di Natiaboani, Nagaré, Namoungou, Kpenchangou, Tanwalbougou e Tagou nella provincia di Gourma. Ad essi si aggiungono i comuni di Madjoari, Kompienga, Pama e il villaggio di Nadiagou nella provincia di Kompienga, i comuni di Botou, Namounou, Logobou, Tambaga, Tansarga e Partiaga nella provincia di Tapoa.
Ricordiamo inoltre che a Solhan le scuole sono chiuse già dal 2019.

In zona sono state dispiegate unità militari supplementari. Esse hanno permesso l’individuazione di due ordigni IED sulle strade d’accesso a Solhan ed il recupero di materiale riconducibile a gruppi terroristici.
In una mossa che ha destato una certa perplessità nella popolazione, il governo ha fatto rientrare gli sfollati presso le proprie abitazioni.

Solidarietà verso la popolazione è giunta da più parti.
Dall’Unione Fraterna dei Credenti di Dori (UFC-Dori), che ha si è appellata con forza al ripristino della pace e dell’umanità (intesa come qualità).
L’arcivescovo di Ouagadougou, cardinale Philippe Ouédraogo, ha espresso le più sentite condoglianze a nome di tutta la Chiesa, invitando i fedeli alla preghiera.
Ousmane Amirou Dicko, emiro di Liptako, esperto della regione del Sahel, ha espresso viva preoccupazione per la situazione. Ha invitato le varie parti al dialogo, ma anche richiesto un’azione decisa e coordinata contro la minaccia terroristica. Secondo le sue fonti, la maggior parte delle vittime erano sfollati provenienti da Mansila, ma non vi sono prove che si sia trattato di un regolamento di conti.
Il Primo Ministro Christophe Joseph Marie Dabiré si è recato in visita ai feriti ed agli sfollati in compagnia di una delegazione governativa.
L’Alleanza Panafricana per la Rifondazione (APR/Tiligré) ha lanciato un appello per difendere l’integrità e l’unità della nazione; secondo di essa, i terroristi mirano ad impadronirsi di una parte del territorio del Burkina Faso per stabilirvisi. Ha inoltre sottolineato come certe zone della nazione paiano inspiegabilmente distaccate da quanto accade nelle zone infestate dagli jihadisti, ed ha richiamato la popolazione ad un maggior coinvolgimento e partecipazione, perché quello del terrorismo è un problema che riguarda tutti.

Ciò che in queste ore emerge con forza, è la protesta della popolazione civile verso l’inefficienza dello Stato e dell’esercito il quale, secondo la maggior parte degli utenti locali di Internet, passa più tempo a fare proclami e presentare i pochi risultati ottenuti che non a dare la caccia ai terroristi. Le persone sono furiose e stanche di attendere risultati. Le promesse in tal senso di Kaboré all’inizio di questo mandato si stanno rivelando nient’altro che le solite promesse elettorali. Il popolo vuole delle risposte concrete.

Ancora ignoti gli autori e le cause: si va dallo sfruttamento dell’oro ricavato dalle miniere artigianali della zona, da un atto dimostrativo a seguito della minaccia di ritiro della Francia dell’operazione Barkhane per via del colpo di stato in Mali.

 

 

Fonte: Lefaso.net

Localizzazione di Solhan
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