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I bambini minatori per l’oro del Burkina Faso.

Il circondario del comune di Dori è, come si può facilmente supporre, molto arido, nonostante la presenza di un lago che separa le due metà del villaggio. Una caratteristica peculiare di quel territorio, è la presenza di profonde buche nel terreno, talvolta vere e proprie miniere, da cui si estrae l’oro. Non si tratta però di attività ufficiali, bensì di scavi improvvisati, privi di qualunque sistema di sicurezza, e pertanto estremamente pericolosi, che la popolazione intraprende allo scopo di ricavarne un qualche guadagno. Sfortunatamente, tale occupazione è prevalente appannaggio dei bambini. Come in tante altre parti del mondo, i bambini, a causa della loro bassa statura e dell’impossibilità di opporsi ai soprusi, vengono inviati nelle viscere della terra per scavare, anche a 30 metri di profondità; nei siti più grandi, grazie all’utilizzo di qualche tipo di tecnologia, pare che lavorino ancora più in profondità. A Dori, già dall’età di sette anni i piccoli devono spesso abbandonare gli studi e recarsi a lavorare in miniera, volenti o nolenti, per contribuire all’economia familiare. Con un piccolo recipiente, assicurati soltanto da una corda, vengono calati all’interno di bui cunicoli per cercare il prezioso metallo. Non le grandi pepite dei vecchi film Western, bensì minuscole scaglie, granelli infinitesimali, che una volta riportati in superficie vengono ripuliti e trattati col tossico mercurio per poterne ricavare l’oro da vendere. Nonostante la giovane età e la pericolosità del mestiere, spesso tale attività costituisce l’unica fonte di reddito per una famiglia; almeno fino a quando il bambino / ragazzo non diventa troppo grande per poter entrare negli stretti cunicoli sotterranei. Purtroppo, nonostante il cotone costituisca ancora oggi una fra le maggiori fonti di esportazione per il Burkina Faso, la cronica carenza d’acqua ed il crollo dei prezzi negli anni passati ha spinto molti ad abbandonare l’agricoltura per cercare fortuna nelle miniere d’oro illegali. Dori è solo uno dei diversi distretti in cui accade tutto ciò. Le statistiche (2018) fornite dalle autorità locali parlano di circa 200mila lavoratori che ottengono un guadagno diretto dall’estrazione dell’oro nelle cave, ma fino a cinque volte tanto viene investito nella ricerca di nuovi giacimenti illegali, e nell’esportazione dell’oro (pare che la quantità d’oro esportata illegalmente, soprattutto verso la Svizzera, sia elevatissima – cfr the report: A Golden Racket). Per quanto riguarda l’impiego di minori, su un campione di cinque siti minerari, la manodopera è composta dal 30% al 50% di minori, tra gli 8 e i 18 anni che non hanno mai frequentato la scuola. Sfruttati, schiavizzati, privi di qualunque diritto, nonostante le leggi locali.
Secondo The United Nations Children’s Fund, in tutta la nazione nel 2010 vi erano circa 20.000 bambini impiegati nel settore dell’estrazione mineraria.

Un bambino in una miniera d’oro in Burkina Faso (Foto: Unicef/Garcia) Un bambino in una miniera d’oro in Burkina Faso (Foto: Unicef/Garcia Per diritti d’utilizzo vedasi https://www.unicef.it/doc/2850/condizioni-di-utilizzo-e-copyright.htm)

Fonti: LaRepubblica, Unicef, Observatory of Economic Complexity, Nena news

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