Negli ultimi mesi, la situazione in Mali ha suscitato forti preoccupazioni riguardo alla violazione dei diritti umani, con crescenti accuse nei confronti dell’esercito maliano (FAMa) e dei mercenari russi, appartenenti alla compagnia Wagner, ora nota come Africa Corps. L’organizzazione Human Rights Watch ha denunciato l’uccisione di almeno 12 persone e la sparizione di altre 82, tutte di etnia fulani, accusate di sostenere gruppi terroristi nel contesto di una caccia ai ribelli tuareg e alle forze jihadiste operative nel Paese.
Secondo quanto riportato da HRW, le operazioni militari condotte dalle forze di Bamako e dai mercenari russi hanno portato a gravi violazioni dei diritti umani, inclusi omicidi extragiudiziali, torture e sparizioni forzate nelle regioni di Timbuktu, Douentza, Kayes e Ségou. Nonostante le richieste di chiarimenti avanzate ai ministeri della Giustizia e della Difesa maliani, finora non vi è stata alcuna risposta ufficiale riguardo a queste atrocità. Testimonianze indipendenti da esperti dell’ONU confermano l’andamento di esecuzioni sommarie, alimentando le preoccupazioni per la sicurezza e la stabilità nella regione.
Il clima di insicurezza ha spinto molti cittadini maliani e burkinabé a cercare rifugio in Senegal, in particolare nel dipartimento di Bakel. Si è così venuta a creare una nuova problematica, con un flusso di migranti dalle nazioni interessate. Ciò ovviamente alimenta le tensioni ai confini. I rifugiati hanno riferito di aver abbandonato le loro case a causa degli abusi perpetrati dall’esercito maliano e dai soldati burkinabé, creando una crisi umanitaria crescente in questa parte dell’Africa occidentale. Non bastano dunque gli sfollati interni che dal Sahel fuggono verso le grandi città, si apre un nuovo fronte che va ad interessare i vicini.

Le tensioni tra Mali e Algeria
Le relazioni tra Bamako e Algeri rimangono tese, soprattutto dopo che il governo maliano ha accusato l’Algeria di ospitare ribelli tuareg e terroristi. Nonostante le trame diplomatiche promosse dal presidente algerino Abdelmadjid Tebboune, per favorire il riavvicinamento fra governo e ribelli, Bamako ha respinto l’offerta di mediazione, mantenendo una posizione dura. D’altro canto il Mali fa affidamento sull’alleato russo per consolidare la propria forza, ma la presenza dei mercenari ai labili confini non può essere tollerata dall’Algeria.
Washington tenta un riavvicinamento
In tutto ciò compare un nuovo attore. Di fronte all’ascesa dell’influenza russa, gli Stati Uniti stanno infatti cercando di ricostruire i rapporti con il Mali e i Paesi limitrofi, come dimostrato dalla recente visita di William B. Stevens. Washington si è dichiarata disposta a collaborare su questioni di sicurezza e a contrastare il finanziamento dei gruppi terroristici. Tuttavia, la possibilità di una qualche collaborazione militare con gli Americani in un contesto così complesso, caratterizzato dalla presenza di mercenari russi, appare al momento impossibile.
In aggiunta agli sforzi di recupero strategico, gli Stati Uniti hanno manifestato interesse nel favorire investimenti privati americani in Mali, attraverso la creazione di una Camera di Commercio Americana. Tale iniziativa, sebbene ben accolta dal governo di transizione maliano, solleva interrogativi sulla sostenibilità di investimenti in un ambiente politico così instabile. Appare quantomeno improbabile che un’azienda privata decida di investire in una nazione senza alcuna sicurezza sul ritorno economico e sui propri asset in loco. A meno che non intervenga qualcuno dall’alto forzando la mano all’azienda stessa, in cambio di qualcosa d’altro, come accaduto con Elon Musk ad esempio. Sono finiti i tempi in cui le compagnie occidentali arrivavano in Africa per fare il bello ed il cattivo tempo. Le regole ora sono cambiate, come possono testimoniare le compagnie aurifere canadesi che piano piano vengono cacciate dal Mali.
