All’alba del 30 ottobre 2025, un convoglio composto da circa mille autocisterne di carburante è giunto a Bamako, accolto da una folla festosa. Questo evento segna un momento significativo in un contesto di crescente disagio, alimentato dal blocco imposto dal gruppo jihadista Jama’a Nusrat ul-Islam wa al-Muslimin (JNIM), il quale sta tentando di ostacolare l’arrivo di rifornimenti di idrocarburi provenienti da Senegal e Costa d’Avorio.
Le fonti locali, riportate dall’Agenzia Fides, evidenziano che questa strategia jihadista di bloccare le principali vie di comunicazione tra le città è in corso da tempo in diverse regioni del Mali, in particolare nelle aree di Gao, Mopti, Timbuctu e Kidal. Negli ultimi mesi però, i terroristi jihadisti hanno esteso il proprio raggio d’azione al circondario di Bamako, concentrandosi soprattutto sui carichi di carburante e sui mezzi di trasporto civili, autobus ed automobili. In particolare chi viaggia in auto viene più facilmente preso di mira, in quanto più vulnerabile. Autisti e passeggeri vengono costantemente minacciati e derubati, talvolta anche rapiti a scopo di riscatto. Ulteriormente preoccupante è il fatto che anche le donne siano spesso vittime di aggressioni, subendo violenze se non indossano il velo.

Tuttavia va riferito che l’emergenza carburanti in Mali non è attribuibile soltanto ai blocchi imposti dai jihadisti, ma anche a pratiche di accaparramento attuate da individui che si impossessano di ingenti quantità di carburante per rivenderle a prezzi maggiorati nel mercato nero. Tale pratica è talmente diffusa che se una cisterna di combustibile viaggia priva di scorta, viene considerata sospetta. Gli speculatori sono stati notati in diversi casi, e non è escluso che agiscano in combutta con i terroristi.
L’esercito nazionale ha avviato una serie di misure per contrastare la crisi, organizzando carovane di rifornimenti scortate dai militari. Tuttavia, la questione si dimostra più complessa; è in atto una vera e propria “guerra della benzina” tra jihadisti e forze armate. Le autorità militari avevano notato, infatti, un’affluenza di carburante nelle zone sotto il loro controllo, quantitativi che superavano le esigenze locali. Sospettando che il surplus fosse destinato ai jihadisti, sono state implementate misure di contingentamento della benzina, provocando una reazione da parte del JNIM che ha ampliato le aree soggette a blocchi stradali.
La situazione rimane precaria a Bamako, come nel resto del Mali. In questo contesto instabile, diversi Paesi occidentali, fra cui Stati Uniti e Italia, hanno esortato i propri cittadini ad abbandonare il Paese al più presto possibile, sottolineando la necessità di una vigilanza continua. La comunità internazionale osserva con crescente preoccupazione l’evoluzione degli eventi in questa regione già martoriata da conflitti e instabilità.
Forse i recenti contatti fra il governo maliano e l’amministrazione americana hanno qualcosa a che vedere con questa crisi, ma tale considerazione è frutto di una mera speculazione di chi scrive, al momento non può essere suffragata da prove.
