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Coordinatrice delle Nazioni Unite espulsa dal Burkina Faso.

Il governo della giunta militare del Burkina Faso ha dichiarato lunedì 18 agosto 2025 la coordinatrice residente delle Nazioni Unite, Carol Flore-Smereczniak, “persona non grata” a causa di un rapporto ufficiale delle Nazioni Unite che accusa i gruppi jihadisti e le forze governative di violazioni dei diritti dei bambini.

In una nota, il governo ha accusato Flore-Smereczniak di aver partecipato alla redazione del rapporto intitolato “Bambini e conflitto armato in Burkina Faso”, che secondo l’esecutivo è privo di prove e documentazione a supporto, manca di fondamenti solidi, e dunque presenta, a suo avviso, delle “controverità”.

Il portavoce del Segretario Generale delle Nazioni Unite ha espresso rammarico per la decisione del governo burkinabè, sottolineando che essa non si basa su alcuna base legale. Il sistema delle Nazioni Unite, attraverso Flore-Smereczniak, ha cercato di collaborare con le autorità locali per sostenere lo sviluppo e fornire assistenza umanitaria necessaria.

La tensione tra le autorità burkinabè e le agenzie ONU è destinata a crescere, poiché il governo ha già espresso preoccupazioni riguardo alla terminologia utilizzata dalle agenzie, definendo come “gruppi armati non statali” e “milizie” ciò che esso considera terroristi e ausiliari civili. Questa distinzione semantica riflette la complessità e le sfide della situazione politica e sociale in Burkina Faso.

Il rapporto, pubblicato ad aprile, denuncia violazioni gravi perpetrate da entrambi i gruppi jihadisti e forze governative contro i bambini, inclusa il loro reclutamento come soldati, abusi sessuali e attacchi a ospedali e scuole. Coprendo il periodo tra luglio 2022 e giugno 2024, il documento segnala 2.483 violazioni gravi col coinvolgimento di 2.255 bambini, alcuni dei quali sono stati vittime di più violazioni. Su questo sito sono stati riportati numerosi episodi del genere, con testimonianze raccolte sul posto e verificate da ONG e/o testate giornalistiche; cfr ad esempio https://www.burkinafaso-bz.org/forse-di-sicurezza-del-burkina-faso-uccidono-7-bambini/news/ .

Nel luglio 2024 Flore-Smereczniak è stata nominata dal Segretario Generale delle Nazioni Unite, António Guterres, coordinatrice residente e coordinatrice umanitaria dell’organizzazione in Burkina Faso. In una dichiarazione all’epoca, le Nazioni Unite avevano affermato che la nomina era avvenuta “con l’approvazione del governo ospitante”.

Barbara Manzi [from Twitter]
Barbara Manzi [profile pic from Twitter]
L’episodio dimostra ancora una volta, qualora ve ne fosse bisogno, che in Burkina Spazio non c’è spazio per chi la pensa in modo diverso dalla junta militare al potere. La narrazione deve essere quella voluta del dittatore al potere Ibrahim Traoré, dove sembra che tutto vada sempre bene e se c’è qualche problema, sono sempre e solo le presunte interferenze dei paesi occidentali. Attivisti e giornalisti fatti sparire dai servizi segreti, oppositori del regime spediti a combattere i terroristi, diplomatici come Barbara Manzi che svolgeva lo stesso ruolo della Flore-Smereczniak, e membri di ONG cacciati perché non si piegano ai diktat del dittatore o semplicemente perché danno fastidio al regime. Accuse vaghe, plateali, confessioni estorte e testimoni che non parlano ai processi farsa per paura di rappresaglie da parte della polizia locale o dei servizi segreti.

Negli ultimi anni, le giunte militari del Sahel hanno mostrato una crescente insofferenza verso le ingerenze esterne, in particolare quelle delle organizzazioni internazionali. La recente cacciata della rappresentante dell’ONU rappresenta un episodio emblematico di questa dinamica, rivelando come tale azione non sia solo una semplice risposta a un rapporto scomodo, ma piuttosto un atto politico strategico, finalizzato al consolidamento della propria legittimità interna ed a presentarsi come difensori della sovranità nazionale, contro i paesi occidentali.

Che la democrazia in Burkina Faso fosse morta da tempo, già lo sapevamo anche grazie alle dichiarazioni di Traoré stesso; la censura imperante sui media locali fa sì che i Burkinabè facciano affidamento su fonti che sappiamo crogiolare di disinformazione e notizie false, infarcite di propaganda, come Facebook, TikTok, Instagram ed X (ex Twitter), ricavandone una realtà gravemente distorta, che nessuno si prende la briga di verificare, perché, come accade in tutto il mondo, la gente preferisce sentire ciò che vuole che gli altri dicano…

 

 

Fonti: africanews.com, afrique.tv5monde.com, radiobullets.com