Burkina Faso espelle inviata ONU, l’italiana Barbara Manzi.

Barbara Manzi [from Twitter]
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“La signora Barbara Manzi, coordinatrice residente del sistema delle Nazioni Unite, è dichiarata persona non grata sul territorio del Burkina Faso. Le viene quindi chiesto di lasciare il Burkina Faso oggi, venerdì 23 dicembre 2022”. Questo lo scarno comunicato fornito dalla titolare del dicastero degli Esteri del Burkina Faso, Olivia Rouamba, per altro privo di una qualunque motivazione ufficiale per l’espulsione. Il ministro ha successivamente accusato la dott.ssa Manzi di aver dipinto un quadro negativo della situazione del Paese “pronosticando il caos” nei prossimi mesi e ordinando unilateralmente la partenza di parte del personale Onu e delle loro famiglie dalla capitale Ouagadougou. È persino arrivato ad imputarle legami con organizzazioni terroristiche, in maniera nemmeno tanto velata. Altre fonti locali riferiscono di un “lungo elenco di reclami” nei confronti della rappresentante ONU ed altre giustificazioni che evidenziano come il governo del capitano Ibrahim Traoré si stia arrampicando sugli specchi per trovare una scusa plausibile. Manca poco che venga accusata anche di stregoneria. La verità in questi casi è che chi non agisce secondo i dettami dei dittatori, come il capitano Traorè, al potere grazie ad un colpo di stato, viene inesorabilmente cacciato. Oppure eliminato. Le decisioni prese dalla funzionaria italiana, le quali principalmente riguardano la sicurezza del personale ONU in Burkina Faso e delle loro famiglie, principalmente residenti ad Ouagadougou, non sono frutto di impuslo od improvvisazione, bensì di una constatazione ponderata e prolungata che evidentemente non fa riferimento esclusivamente alla minaccia terroristica, bensì alla generale situazione di insicurezza: manifestazioni anche violente, criminalità, atteggiamento nei confronti del personale occidentale delle Nazioni Unite. È suo dovere tutelare gli impiegati ONU, se dunque ha deciso per l’evacuazione, la situazione deve essere particolarmente pericolosa.
Non ci possono essere ombre sull’operato della dott.ssa Manzi, uno dei funzionari ONU più esperti ed universalmente apprezzati, che da sempre ha dato lustro all’Italia.

“La dottrina della persona non grata non si applica alle Nazioni Unite”, ha subito ribattuto il portavoce dell’Onu Stephane Dujarric, precisando che solo il Segretario Generale può decidere, dopo una accurata inchiesta interna, se ritirare personale delle Nazioni Unite. Il Segretario Generale Antonio Guterres ha “appreso con rincrescimento” la decisione del Burkina Faso e espresso “piena fiducia all’impegno e professionalità’” alla funzionaria italiana.

Barbara Manzi ha una lunga esperienza delle Nazioni Unite nei settori dello sviluppo, pianificazione e realizzazione di servizi alla persona, anche in contesti difficili. Prima di arrivare in Burkina Faso, ha risieduto e lavorato a Gibuti. Fra le esperienze ancor precedenti, quella di capo dell’Ufficio delle Nazioni Unite per il coordinamento degli affari umanitari (OCHA) in Ucraina, Iraq, Myanmar e Sri Lanka. Ha anche lavorato per l’ONU in Africa meridionale, così come in Angola, Repubblica Centrafricana, Etiopia e Haiti.

Prima di entrare all’ONU, Manzi ha lavorato nel settore privato e ha collaborato con organizzazioni non governative, think tank e università per lo sviluppo, la gestione dei disastri e la ricostruzione, nonché per iniziative di peace building.

Fra i suoi titoli, si annoverano un master in ricostruzione post-bellica e studi di sviluppo presso l’Università di York nel Regno Unito, e un master in architettura presso l’Università degli Studi di Firenze in Italia.

 

Fonti: ONU, askanews, altri