Musica: alla scoperta del tamburo cerimoniale bendré o bara dunun.

Il bendré è uno strumento a percussione appartenente alla famiglia dei membranofoni, costituito da una zucca tagliata all’apice, ove viene posta una pelle caprina. Al di sotto si trova una barretta di legno o metallo su cui sono inseriti numerosi anelli i quali, percuotendo la pelle, risuonano. Tipico del Burkina Faso, si trova anche in Mali, col nome di bara dunun, e nel Benin settentrionale, dove viene chiamato dumaa. Si suona tenendolo fra le gambe da seduti, oppure legato alla cinta in piedi. La dimensione dipende da quella della zucca usata per realizzarlo. È diffuso presso diverse etnie, come i Bobo nell’ovest, ma è rinomato soprattutto presso i Mossi, l’etnia principale, dove rappresenta lo strumento principe. Non a caso infatti esso veniva utilizzato durante le cerimonie regali come l’incoronazione dei nuovi regnanti, ma anche durante i funerali, altre cerimonie o per annunci importanti. Al giorno d’oggi invece ha assunto una connotazione più pop, accompagna rappresentazioni teatrali, feste, orchestre tradizionali o di musica contemporanea.

bendré
Il bendré, strumento principe dei Mossi.

La sua origine regale è testimoniata dal fatto che esso veniva tenuto nelle abitazioni dei regnanti e poteva presentare elaborate decorazioni, rappresentate da motivi incavati, corde colorate e ciondoli. Attraverso di esso, ma anche altri strumenti tradizionali, un griot burkinabé può cantare le gesta e le storie dei re, degli avi della cultura dei Mossi, attraverso un complesso schema di ritmi e tonalità che ricalcano la lingua mooré (o more), in particolare del dialetto Tenkodogo; quest’ultimo è comunque intelligibile con gli altri.
Quella dei griot era anticamente una vera e propria casta, come quella degli antiche scribi egiziani, che di padre in figlio si tramandavano le conoscenze e le tradizioni proprie della famiglia, i segreti dello strumento acquisiti nel corso delle generazioni; cognomi come Kouyaté, Diabaté, Dramé, Niakaté riportano immediatamente a tale mestiere. Essi erano al servizio di re e principi, a loro era devoluto l’importante compito di tramandarne le gesta e gli editti; pertanto erano ovunque riveriti e rispettati, anche se al giorno d’oggi inevitabilmente il loro ruolo e la loro tradizione è inevitabilmente un po’ scemata, anche a causa di individui che si improvvisano griot senza averne titolo. Ultimamente in difficoltà a causa dell’epidemia di Covid-19, qualcuno ha pensato bene, vista la difficoltà di circolazione, di offrire su internet le proprie performance: un segno dei tempi che inevitabilmente cambiano. Per capire quanto la figura del griot e quella del bendré siano legate in Burkina Faso, basti pensare che esiste un sito internet di notizie chiamato proprio www.bendre.bf. Ancora, in lingua mooré, bendré è sia il nome del tamburo, che di chi lo suona.
Un suonatore di bendré ricava ben 5 differenti tipi di tono dal tamburo, due timbri alti, due bassi ed uno muto; attraverso di esso “parla” pur senza proferire parole. Si tratta di una specie di codice ritmico – tonale intelligibile soltanto da chi lo conosce, legato alla lingua parlata, nel nostro caso il mooré. D’altro canto, se ci pensiamo bene, è presente nell’immaginario collettivo la figura del percussionista di una qualche tribù sperduta nella savana, il quale attraverso le basse frequenze del proprio tamburo trasmette messaggi a distanza, comprensibili solo a chi effettivamente li deve ricevere: era l’antesignano del telegrafo.
Definirla tradizione orale parrebbe forse improprio, tuttavia le storie raccontate dai griot fanno parte del patrimonio culturale del Burkina Faso, tanto da essere inserite nella lista UNESCO dei candidati al patrimonio culturale immateriale dell’umanità. Il celebre griot (scrittore, poeta) burkinabé Titinga Frédéric Pacéré è giunto persino a coniare il termine “bendrologia“, come descritto nel volume The Desert Shore: Literatures of the Sahel, Volume 3, ove egli rifiuta la definizione di “letteratura orale” ritenendola frutto di una concezione Occidentale, e crea invece la definizione di letteratura culturale:

“La letteratura non scritta dell’Africa profonda necessita di un altro termine piuttosto di quello parziale, peggiorativo ed iconoclasta chiamato “Letteratura orale”, un vocabolo il quale perpetua il falso assunto che l’Africa sia in qualche modo deficiente, incapace di sviluppare degli scritti.”

La sua bendrologia è letteratura culturale, è un concetto che difficilmente rientra nelle categorie tipiche Occidentali, fa dello strumento e dello strumentista un tutt’uno, una singola entità inscindibile, la quale è l’oggetto della bendrologia, la letteratura culturale del bendré. Non la singola arte musicale dunque, né quella teatrale, o quella poetica, bensì un insieme, una letteratura della musica e della teatralità del corpo.

Alla fine di questa breve dissertazione si può ora comprendere perché il bendré non sia un semplice tamburo, bensì il principe degli strumenti dell’etnia Mossi, e quanto esso li rappresenti.

Fonti: How Rhythm and Timbre Encode Mooré Language in Bendré Drummed Speech (conference paper 10/2020 by Laure Dentel Federal University of Pará & Julien Meyer – French National Centre for Scientific Research), Wikipedia, myburkinafasoblog.wordpress.com, infosculturedufaso.net, unimondo.org, altri.